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Ecobonus per la cessione del credito 2018, presto una semplificazione normativa

Chi ha realizzato nel 2018 lavori di ristrutturazione in casa con il supporto di un’impresa dovrà inviare all’Agenzia delleEntrate un apposito modello per consentire alle imprese l’utilizzo del credito ceduto. Ma presto le cose cambieranno, a vantaggio sia di proprietario che di titolare d’impresa. Infatti, scatterà presto una semplificazione che permetterà di avere lo sconto da parte dell’impresa pari al bonus spettante senza necessità di passare per la burocrazia finora conosciuta. La procedura, ad oggi, è assai complessa perché la cessione del credito per gli interventi in casa prevede una serie di specifiche che coinvolgono fornitori, lavoratori e persino le banche. Con la nuova normativa molti passaggi verranno semplificati, in particolare per l’utente che ha richiesto i lavori di ristrutturazione. Sostanzialmente, così come avviene per l’ecobonus per l’acquisto di auto meno inquinanti, all’acquirente — in questo caso, il titolare della casa —verrà applicato immediatamente lo sconto e per le imprese ci saranno somme disponibili sotto forma di credito d’imposta. Gli addetti ai lavori parlano di passaggio della norma in parlamento entro l’estate. È bene specificare che ad oggi è necessario comunicare all’Agenzia delle Entrate una serie di dati attraverso il modello prestabilito: senza tale comunicazione, la cessione del credito risulta inefficace. Il credito d’imposta per la detrazione spettante è utilizzabile a decorrere dal 5 agosto 2019 per le spese sostenute dal primo gennaio al 31 dicembre 2018.

Il mutuo conviene grazie all’euro e ai bassi tassi della Bce

La Banca Centrale Europea lascia oramai invariati i tassi di interesse, permettendo a diversi settori economici di riprendersi dalla crisi. Tra questi, ne giova il mercato immobiliare che, grazie alla politica dei tassi bassi, vede gli istituti di credito rilasciare mutui a cittadini che pagheranno di meno, certamente rispetto a prima dell’introduzione della moneta unica.

Infatti, il potere di chi acquista con un prestito è aumentato rispetto al 1999 e, salvo sorprese in arrivo dal differenziale Btp/Bund, il famigerato spread, il tasso fisso per i mutui a 20 anni è quotato a 1,02%, quello a 30 anni a 1,07%. Le percentuali si riferiscono al parametro Eurirs e, in sostanza, i tassi nominali possono variare tra percentuali dell’1,30% e mai superiori al 3%.

I mutui, insomma, sono decisamente convenienti per quanto riguarda il tasso fisso. Ma la sorpresa, nonostante le voci comuni dicano il contrario, è che anche il tasso variabile risulta vantaggioso: alle condizioni attuali, con quest’ultima modalità si possono rimborsare rate più alte rispetto agli interessi, aspetto diametralmente opposto nel caso del tasso fisso. In questo caso si pagano più interessi e, di contro, si ripaga meno capitale. La sostanziale differenza la si denota nelle tempistiche del rimborso del mutuo: i datti suggeriscono che nel breve periodo (ad esempio, un mutuo a 10 anni) sia meglio puntare sul tasso variabile, mentre sui 30 anni la carta vincente risulterebbe essere il fisso.

In questo contesto, il mercato immobiliare italiano risulta essere in salute. Interessante l’aumento degli acquisti per investimento. Questo trend vede i rendimenti lordi delle locazioni residenziali intorno al 4-5%. A Milano, ad esempio, c’è tanta domanda ma poca offerta: in pratica, sono numerose le persone in cerca di affitti e la disponibilità dei proprietari è scarsa. Questo porta all’aumento dei prezzi dei canoni, con guadagni in crescita per i titolari degli immobili.

Un altro dato interessante, che dimostra la ricerca di case di qualità, è quello legato all’aumento delle vendite in cantiere: nelle prime otto città italiane c’è stato in media un incremento del 9,4%. Nelle singole città, vediamo Roma al 13%, Napoli più del 15%, Milano al 14,5%.

Europa, come sta andando il mercato immobiliare

La crescita delle città e dei singoli quartieri va di pari passo con l’aumento della connettività tra le varie zone. Questo fattore porta all’aumento della richiesta di case (sia per affitto che per la vendita) che, di pari passo, migliora lo stato di salute del comparto immobiliare. Questo esempio è lampante prendendo il caso specifico della città di Milano, dove la crescita della domanda di affitti si allinea con la richiesta di nuove abitazioni, sempre più attente al clima e alla posizione geografica di vicinanza alle reti del trasporto pubblico.

Milano, ad esempio, è nella stessa categoria di città europee di valore e prestigio come Stoccolma, Bruxelles, Parigi o Berlino, dove la scarsa offerta di alloggi porta ad una crescita del prezzo degli affitti. Questa indicazione permette di realizzare una previsione positiva di sicuro interesse per chi è deciso ad investire nel mattone. Qualche dato numerico: entro il 2030 si stima una crescita di popolazione nelle città appena menzionate pari a 400.000 persone. C’è, dunque, sempre più bisogno di abitazioni.

A Parigi è in fase di grande estensione la metropolitana: 200 nuovi chilometri di connessioni con spazi ancora non raggiunti, che permetteranno la crescita ulteriore della città e il miglioramento dei servizi per quelle zone. Ciò significherà anche investimento di capitali per la costruzione di spazi per aziende e cittadini, che nei primi anni potranno giovare di canoni più bassi. Il progetto parigino è stato ribattezzato Gran Paris, dove i valori saranno inferiori almeno del 60% rispetto a quelli del distretto centrale della capitale francese.

Per quanto riguarda prettamente il mercato commerciale europeo, nel 2018 sono stati investiti 54 miliardi di euro. Si valuta che questa cifra crescerà dell’1,3% nel 2019. C’è da dire che nel 2015 gli investimenti erano pari a 64,5 miliardi di euro: un calo sensibile causato da diversi fattori — in primis la cautela degli investitori su tutto il continente europeo — ma che ora si è arrestato. Ecco perché dal 2020 in poi le previsioni di investimento nel mercato commerciale europeo sono rosee.